Il progetto
Ci sono territori che non si raccontano da soli: ti chiedono di entrarci, di ascoltarli, di camminarli. È in quei luoghi che il turismo agroalimentare italiano sta vivendo la sua trasformazione più profonda. Non è più una visita, non è più una degustazione: è un incontro. Con la terra, con chi la lavora, con chi la custodisce.
Negli ultimi anni ho attraversato l’Italia agroalimentare per raccontarne l’evoluzione. Ho visto cantine che diventano laboratori di cultura, birrifici che si trasformano in centri di comunità, territori che non offrono solo prodotti ma identità. E soprattutto ho incontrato un turista diverso: più consapevole, più curioso, più emotivo.
Inizio il mio viaggio a Corno di Rosazzo, tra le colline del Friuli. Qui la Cantina Specogna è diventata un punto di riferimento per capire come l’enoturismo stia cambiando.
Le visite non sono più un semplice passaggio: sono un’esperienza che cresce del 38% in tre anni. Le prenotazioni arrivano online, il turista arriva preparato, vuole sapere, vuole capire. La spesa media sale da 32 a 48 euro, segno che l’esperienza vale più del prodotto.
Il pubblico è internazionale: dal 27% al 44% in tre anni. E soprattutto è un pubblico che cerca autenticità. Il 39% è un turista consapevole, il 33% è esperienziale. Non vuole solo degustare: vuole camminare tra i filari, ascoltare la storia della famiglia, capire come il clima stia cambiando il vino.
Specogna risponde con innovazione: vendemmie anticipate di 10–14 giorni, riduzione del consumo idrico del 18%, progetti di micro‑irrigazione di precisione. Qui il vignaiolo non è solo produttore: è narratore, guida, custode.
L’enoturismo diventa parte del modello economico: dal 6% al 14% del fatturato, vendite dirette in crescita del 29%, prodotti premium che durante le esperienze aumentano del 41%.
Specogna è la prova che il territorio, quando viene raccontato bene, diventa una destinazione.
Mettendo insieme vigne e luppolo, Friuli e Puglia, capisco che il vero protagonista di questa storia è il turista. Non è più un visitatore: è un partecipante.
Il 72% degli italiani sceglie la destinazione in base allo stato emotivo.
I profili dominanti raccontano un’Italia che cerca senso:
• il turista rigenerativo (28%) che vuole natura e lentezza,
• l’esploratore consapevole (22%) che cerca autenticità,
• il turista sociale (19%) che vuole comunità,
• il rinascente (14%) che usa il viaggio come ripartenza.
È un turista che vuole esperienze, non souvenir.
Vuole storie, non scenografie.
Vuole territori che sappiano parlare.
Enoturismo e brassiturismo non sono più due segmenti del turismo agroalimentare: sono due modi di leggere il Paese. Raccontano un’Italia che cresce, che innova, che mette al centro la relazione tra terra e persona.
Specogna e la Puglia brassicola sono due esempi diversi ma complementari: entrambi dimostrano che quando il territorio viene narrato con autenticità, il turista risponde con partecipazione, rispetto, entusiasmo.
Questa è la nuova storia del turismo agroalimentare italiano.
Una storia che parte dalla terra, passa dalle persone e arriva lontano.