Il progetto
Ci sono territori che esistono.
E poi ci sono territori che si raccontano.
Quando ho iniziato a seguire la comunicazione per la Regione Puglia nelle grandi manifestazioni nazionali, la sfida non era organizzare un evento.
La sfida era costruire un’immagine coerente.
La presenza alla BIT – Borsa Internazionale del Turismo, al Fuori BIT, al Vinitaly e alle altre grandi fiere era già importante.
Ma mancava qualcosa: una narrazione unitaria.
Il lavoro di posizionamento mediatico ha contribuito a:
- Consolidare la presenza dell'azienda sui media nazionali
- Rafforzare la reputazione del brand nel settore vinicolo italiano
- Sostenere la crescita commerciale, con un incremento del fatturato significativo negli ultimi anni
- Valorizzare i riconoscimenti ottenuti a livello nazionale e internazionale, tra cui premi di rilievo attribuiti da istituzioni e organismi esteri
- Accompagnare la cantina nella gestione comunicativa di temi strategici come export, mercati internazionali e impatto dei dazi
Da qui nasce “Benvenuti in Puglia”.
Non come semplice evento collaterale, ma come progetto di posizionamento.
Un format capace di mettere insieme:
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Enogastronomia
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Cultura
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Artigianato
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Turismo
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Identità territoriale
Il mio lavoro non è stato “fare uscire comunicati”.
È stato costruire ponti.
Tra istituzioni e media.
Tra territorio e televisioni nazionali.
Tra identità locale e percezione pubblica.
Significa coordinare giornalisti, gestire tempi televisivi, anticipare criticità, armonizzare linguaggi diversi.
Significa leggere il contesto politico, economico e mediatico e trasformarlo in opportunità.
Significa sapere che ogni parola, ogni ospite, ogni scelta scenografica contribuisce a definire la reputazione di un’intera regione.
Negli anni, il progetto ha acceso un faro nazionale sulla Puglia proprio nel momento in cui il territorio stava vivendo una crescita esponenziale in turismo, export e riconoscibilità culturale.
La forza del format è stata tale da evolvere in una produzione televisiva nazionale ancora attiva.
E in quel momento ho capito una cosa:
quando una narrazione funziona, smette di essere evento e diventa identità.